Qualche mattina fa, domenica, ero a Padova. Ero dentro la sala grande del Palazzo della Ragione. È strano, perché sono stato due anni a Padova, e sono entrato lì dentro varie volte, ma era la prima volta che mi rendevo conto di pensare a quanto era straordinario –e bello– quello spazio lì. Ma insomma, ero a Padova e c’era la fiera-delle-parole e quella mattina parlava Carofiglio. Non che mi piaccia particolarmente Carofiglio. E di quella mattina, dal mucchio delle cose, voglio tirare fuori questa della ingiunzione paradossale. No, io non la conoscevo prima.
L’ingiunzione paradossale è semplicemente l’espressione con cui si intende quando qualche malcapitato è posto in una condizione contraddittoria. Sì, mi spiego meglio: quando qualcuno ci fa una richiesta, e se noi esaudiamo la richiesta in realtà stiamo di fatto non esaudendola, almeno in sostanza. Cioè: proprio per il fatto che ci viene richiesta, non possiamo esaudirla. C’è dietro anche tutta una manfrina psicologica, ma ho la sensazione che sia come montare un castello di carte, quindi rimaniamo coi piedi per terra. Passiamo agli esempi.
Quello che si trova sempre, il più chiaro di tutti, è _sii spontaneo_
Non è davvero contraddittoria, nel senso che non è un paradosso, checché ne dica il nome: si può essere spontanei anche se qualcuno ci chiede di esserlo. Il problema è proprio che il fatto che qualcuno ce lo chieda rischia di renderci più difficile la cosa e non più semplice.
Però bisogna stare attenti: non siamo nel linguaggio matematico, ma in quello –come si dice– naturale, e le cose sono sempre ambigue, sfumate, complicate. Dunque è anche possibile, e non è difficile da immaginare, che in certe situazioni un _sii spontaneo_ ci aiuti davvero a scioglierci. Insomma, come spesso succede, la realtà è più complicata di come viene spiegata di solito, ad esempio qui.*

Un esempio che mi viene in mente, perché mi capita molto spesso, è quando magari si è in due (ma anche no) e non si ha molto da dire e magari c’è pure un po’ di imbarazzo, e l’altra/o dice, _bè dai, raccontami qualcosa_ Ecco, blocco totale dell’afflusso di sangue al cervello, nonché modo più efficiente per farmi abortire qualsiasi minima possibilità di mettere più di due parole in fila. Non so se è un’ingiunzione paradossale, ma l’effetto è che il chiedermelo impedisce ogni possibilità di esaudimento. (tra parentesi (!) devo dire che non capisco benebene la psicologia di chi fa questa richiesta, pensa davvero di aiutare la situazione? temo invece che il motivo sia: sbolognare)

Oppure, altri esempi che mi vengono sono _fammi un regalo_ oppure _baciami_
Regalo è qualcosa che di certo non può venire richiesto, dunque se ti faccio un regalo dopo che me l’hai chiesto, non vale molto. C’è da dire che questo capita poco spesso, e comunque il regalo è una cosa delicata di per sé, come spiegato bene qui. Stessa cosa per il bacio: se devi chiedermi un bacio perché io te lo dia, stiamo messi male, e soprattutto se poi io te lo do, varrà pochissimo perché non è spontaneo. Quindi 1. tu non sarai contenta perché hai dovuto chiedermi un bacio perché io te lo dessi e 2. io non sarò contento perché non ti sto dimostrando nulla, visto che il bacio me lo hai chiesto tu. Pensa se io stavo comunque per dartelo: la beffa. Però, ritornado a quel che si diceva prima, non è per niente difficile immaginare situazioni (basta un tono di voce) per cui un _baciami_ va benissimo, ed esaudirla non toglie proprio nulla.

Mi pare di poter dire concludere che chiedere le cose agli altri è un affare delicato (non parliamo poi il pretenderle), soprattutto quando ci sono legami forti, e che le cose suonano sempre meglio quando sono spontanee perché la richiesta rischia, se non altro, di rendere più debole l’atto.

*(c’è anche chi, al contrario, dice che la realtà è molto più semplice di come pensiamo, anzi, incredibilmente semplice, qui. Ma è un ‘al contrario’ finto, si capirà: è tutto molto semplice a distanze piccole piccole e grandi grandi, ma ahimè –no, anzi, per fortuna– non per noi che si sta nel mezzo)