non che io voglia mettermi a discutere sugli attentati del 13 novembre, o dei bombardamenti in corso. E nemmeno di uno scontro islam-cristianità, che alcuni vogliono vedere in quello che sta succedendo (a torto, se proprio devo dirlo). Però c’è un dettaglio, nella valanga di discussioni e parole che sono state spese, che mi va di commentare. Sarò breve. Ecco:

Ascolto ogni tanto una bellissima trasmissione al mattino, primapagina su radio3, nella quale gli ascoltatori possono chiamare e fare domande ad un giornalista, che cambia ogni settimana. Qui, ma anche in televisione e su internet, mi è capitato spesso di assistere ad un’analisi di passi del corano in cui si istigherebbe alla violenza e alla guerra all’infedele, oppure al contrario in cui si predicherebbe la pace e la tolleranza verso gli altri. Gli uni portano i versi a testimonianza del fatto che l’islam sarebbe una religione di odio e che dunque non c’è da meravigliarsi se alleva e produce gente che uccide in nome di Dio (e dunque andrebbero sterminati, secondo una logica a prova di bomba). Gli altri li portano a prova del fatto che l’islam è tollerante e pacifico, e che quei terroristi non c’entrano nulla con l’islam.

Entrambe le strade hanno un peccato originale, che è dimenticare che tutte le religioni, o forse –abbassiamo il tiro– i tre monoteismi (che dopotutto, anche se spesso non lo si vuole dire, sono molto molto imparentate) sono religioni sia di tolleranza che di odio. È ahimè fin troppo facile trovare nella Bibbia passi che, ai nostri occhi, sono tristemente crudeli. Perché dunque l’islam, che viene di lì, dovrebbe essere diverso? Il dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe è un dio di guerra e non di pace, e punisce eccome i peccatori e gli infedeli, su questo c’è poco da discutere (e anzi mi sento anche un po’ scemo a scriverla tanta banalità). Alcuni pensano che infatti la differenza, la ‘superiorità’ morale del cristianesimo stia appunto in Cristo. Ma dimenticano che Gesù è un profeta per gli islamici, mentre sono gli ebrei a non riconoscerlo: dunque gli ebrei sarebbero più cattivi dei musulmani?

Il punto è, come spero si capisca dal titolo, che la nostra tolleranza, le nostre conquiste di civiltà, i nostri valori democratici, che in questi giorni sono stati feriti, i nostri sempreverdi liberté egalité fraternité, nei quali tutti ci riconosciamo fortemente, sono stati conquistati nonostante la nostra religione, non grazie ad essa. Sì, l’insegnamento di Gesù ci ha aiutati, questo sì. Ma Gesù non è un nostro monopolio. Quello che noi abbiamo di diverso, quello che ci ha reso la civiltà che siamo, è lo staccare fermamente la religione dalle regole del vivere sociale, sono gli ideali dell’illuminismo, è una spinta completamente e puramente laica. La differenza religiosa non c’entra proprio niente.

Uno dei problemi dei paesi di quello che chiamiamo medio oriente, e che va dal vicino Libano al lontano Pakistan, è proprio che non sono riusciti a laicizzarsi a sufficienza, non sono riusciti a mettere l’uomo davanti a dio. E, se andate a vedere come sono andate le cose dall’Ottocento in su, si capisce bene che oltre ad essere stati sfortunati, una piccola grande mano gliel’abbiamo data noi (nello specifico c’è quasi sempre lo zampino degli inglesi, ma solo perché erano i più avanzati): ogni volta che c’era uno spiraglio per laicizzare ed emancipare, interessi vuoi economici (per esempio quando fu rovesciato Mossadeq in Iran per rimettere  in piedi il regime dello Scià, cosa che poi ha portato dritti dritti alla madre di tutte le rivolte religiose islamiche, quella di Khomeini), vuoi di banale orgoglio di potenze occidentali o di tattiche politiche (come tutte le ripetute e disastrose guerre afgane, prima inglesi e poi sovietiche, che hanno devastato e impoverito quel pezzo di terra tra le montagne, già complicato di suo) l’hanno stroncato sul nascere.

Quindi, se siamo tolleranti, civili, democratici, lo siamo perché siamo riusciti per nostra fortuna (e non per nostro merito) a mettere l’Uomo davanti a Dio.
Per questo mi fa sorridere quando leggo di etica cristiana, del fatto che senza Dio non ci sarebbe etica, non ci sarebbe giusto e sbagliato: meno Dio significa più etica, non meno. Meno Dio significa più tolleranza, non meno. Meno Dio significa più rispetto per il prossimo, non meno. La caduta dei valori è una conquista, non una perdita.